Seminario di Filosofia
a cura di Carlo Sini

Seminario delle arti dinamiche
a cura di A. Attisani e F. Cambria

Linguaggi in transito: biologia
a cura di C. A. Redi e M. Monti

Letture del mercoledì

Figure della vita povera

Il punto

 
Mechrí nasce con l’intento di promuovere percorsi formativi transdisciplinari e occasioni di approfondimento culturale, che trovino nella riflessione filosofica il loro fondamento unitario. Questa dichiarazione di intenti esige però alcune precisazioni circa l’uso di parole come ‘formazione’, ‘cultura’ e ‘transdisciplinarità’.

Formazione è l’atto del prendere e del dare forma, atto che richiede perizia nel plasmare e un delicato equilibrio tra resistenza e duttilità nel lasciarsi forgiare. Nulla a che vedere con la frettolosa trasmissione di informazioni da spendere in pretesi (e del tutto aleatori) contesti «professionalizzanti»; niente a che vedere con la «ottimizzazione dei tempi» e con l’accumulazione di «competenze», che così spesso vengono proposti come criteri di efficacia nei contesti formativi istituzionalizzati.
Cultura – non sarà vano ricordarlo – è l’effetto del coltivare, arte che richiede la fatica del dissodare e poi l’attesa della germinazione; sicché potrà dirsi legittimamente «culturale» solo quell’opera paziente che saprà avere la costanza e la cura richieste perché il frutto si formi.
Transdisciplinarità è parola che rinvia non a un’estrinseca interazione fra discipline in sé già costituite (quella che si chiama «interdisciplinarità»), ma al vivente trasformarsi delle discipline medesime, passando l’una attraverso l’altra e spingendosi ciascuna al di là di se stessa. Transdisciplinare è insomma il movimento che restituisce al corpo dei nostri saperi, scisso e disarticolato nella imperante inerzia delle specializzazioni di settore, il senso di un corpo vivente e metamorfico, cioè, letteralmente, trans-formativo. Alla frammentazione delle conoscenze specialistiche, Mechrí risponde cercando un terreno condiviso per l’esercizio delle pratiche conoscitive di cui siamo custodi ed eredi.
Mechrí (μεχρί) vuol dire «fino a qui», ma anche «fino a…». L’Associazione culturale vorrebbe infatti costituire, per tutti coloro che ne vorranno seguire e sostenere le attività, un’occasione per fare il punto sul presente in atto; un luogo dove, da qui in poi, lavorare alla costruzione di un sapere comune, che intrecci le arti con le scienze, le lettere con la ricerca sperimentale, la tecnica con il pensiero filosofico, al di là di partizioni stantie e di sterili contrapposizioni. Il modello ideale a cui ci si vorrebbe ispirare è quello delle botteghe rinascimentali, dove il lavoro è auto-formazione e la maestria non è merce scambiabile, ma il lento e segreto trasformarsi della postura, delle mani, dell’agilità con la quale i corpi si mettono all’opera. È per questo (vagheggiando quella «più grassa Minerva» già invocata da Leon Battista Alberti o la figura del «generalista scientifico» sognata da Ludwig von Bertalanffy) che Mechrí ha scelto di chiamarsi «Laboratorio di filosofia e cultura»: qualcosa che oggi non esiste, ma che si può (e si deve) tentare di costruire.
Le attività proposte da Mechrí si caratterizzano anzitutto per la continuità degli appuntamenti, nella convinzione che estemporaneità e occasionalità mal si concilino con le esigenze di una reale istanza formativa; per questo motivo il programma si articola sempre in cicli di sessioni a cadenza regolare. Tre sono le direzioni di lavoro che si intendono come «corsi permanenti» di Mechrí: il «Seminario di filosofia», il «Seminario delle arti dinamiche» e i cicli chiamati «Linguaggi in transito», che ogni anno daranno la parola a scienze diverse. Il che ha una sua ragione profonda. Se infatti il sapere è un corpo metamorfico concretamente incarnato, allora nelle arti dinamiche (teatro, musica, poesia, danza) risiede la prima radice di quell’azione articolata che chiamiamo «conoscenza». Tale radice ha germogliato e si è diramata, nella tradizione e nella pratica scientifica moderna, in una molteplicità di linguaggi che mutano la sintassi dell’esperienza, mentre dall’esperienza vengono a loro volta, inconsapevolmente, plasmati. Di tali linguaggi la filosofia è, per molti versi, l’esperanto dimenticato: pratica di parola che è figlia (forse «ingrata») delle arti dinamiche e madre (forse «anaffettiva») delle scienze moderne. In ogni caso alla filosofia spetta il compito di riattivare la memoria e l’efficacia di questa fondamentale parentela, favorendo la costruzione di un grande «crocevia dei linguaggi»: luogo di passaggio e di convergenza, dove imparare di nuovo a fare il punto, a stare sul punto, a essere sul punto.
Mechrí nasce dalla consapevolezza di essere arrivati «fino a qui», e dalla necessità di contribuire con onestà intellettuale al «verso dove» che già cammina, con passo deciso, sulle nostre gambe ignare.

Florinda Cambria (Presidente di Mechrí)

Seminario di filosofia

DIVENTA CIÒ CHE SEI
a cura di Carlo Sini

Qual è il luogo della parola filosofica? Qual è il suo senso rispetto alla parola degli altri saperi? Ecco una domanda sicuramente «eccessiva» poiché, chiedendo conto di un sapere oltre i saperi, chiede conto anche di se stessa, senza che un sapere preventivo possa garantirla. In certo modo, la domanda deve qui farsi carico del suo essere e del suo manifestarsi così com’è. Sicché la parola filosofica deve pervenire a se stessa diventando, letteralmente, ciò che è. Questo è però il destino ultimo di ogni domanda e, se l’umano è l’essere della domanda, a ognuno è richiesto di diventare ciò che è.
«Diventa ciò che sei»: con questo invito Nietzsche ripeteva la grande domanda socratica, che chiedeva di riconoscersi ignari portatori di una provenienza e di un destino, di riscoprire cioè i semi del passato rinnovandoli in germogli di futuro. Di questa ricerca tutta la tradizione dei nostri saperi si è nutrita, grazie a una catena di scuole e di scritti che hanno forgiato nel tempo la nostra anima e la nostra vita di uomini e donne di Occidente. Rianimando e interrogando questa grande tradizione, il Seminario si propone di  dissotterrare le radici di un abito che ha nell’amore del sapere e nella ricerca della verità le sue ragioni e il suo primo scopo. Ma tale abito, a sua volta, rinvia a quel«luogo comune» di cui un Seminario di filosofia (e questo nostro, che prende ora avvio) è l’abitatore, con i suoi strumenti, il suo come e il suo qui.
Volgendo l’attenzione a tali radici e cornici, che costituiscono la casa e il corpo del lavoro filosofico nella sua specificità e nel suo senso unitario, il Seminario si propone di rinnovare l’esercizio di quella «semina» conoscitiva che contribuisce a promuovere la libertà e la felicità degli umani. In una parola, si propone di «fare un esperimento con la verità».

MATERIALI

Cartigli

(da www.archiviocarlosini.it)

sessione 1 – 22/11/2015
sessione 2 – 13/12/2015
sessione 3 – 24/01/2016
sessione 4 – 07/02/2016
sessione 5  13/03/2016
sessione 6 – 10/04/2016
sessione 7 -08/05/2016

Considerazioni:

sessione 22/11/2015
sessione 13/12/2015
sessione 24/01/2016
sessione 07/02/2016
sessione 13/03/2016
sessione 10/04/2016
sessione 08/05/2016

Audio:

(da www.archiviocarlosini.it)

sessione 1 – 22/11/2015
sessione 2 – 13/12/2015
sessione 3 – 24/01/2016
sessione 4 – 07/02/2016
sessione 5 – 13/03/2016
sessione 6 – 10/04/2016
sessione 7 – 08/05/2016a – sessione 7 bis

Germogli:

Il Seminario di filosofia ha programmaticamente comportato, nel corso delle settimane che intercorrevano fra una sessione e l’altra, un intenso lavoro aggiuntivo da parte di tutti i partecipanti. Ai materiali predisposti dal curatore (cartigli e considerazioni), messi a disposizione dei Soci iscritti al Seminario, hanno fatto seguito numerosi interventi, a loro volta condivisi da tutti i partecipanti. Questi «germogli», come ci è piaciuto chiamarli, hanno costituito parte integrante degli intenti del Seminario, fornendo via via indicazioni bibliografiche, sviluppi culturali, riflessioni personali, osservazioni critiche, discussioni interne tra i Soci, puntuali risposte e integrazioni del coordinatore, e così via.
Di questo lavoro, del quale i Soci hanno potuto fare esperienza e raccogliere i frutti nel corso del processo formativo, offriamo qui solo alcuni esempi, scelti in base alla loro possibilità di essere isolati dal contributo corale e atti in particolare a suggerire il senso complessivo del cammino del Seminario. Data e autore dei germogli qui riportati sono segnalati in fondo a ciascun contributo.

Germogli

Seminario delle arti dinamiche

ANCORA TEATRO?
a cura di Antonio Attisani e Florinda Cambria

Attraverso una rivisitazione radicale dell’intera storia del teatro e raccogliendo i contributi di diverse discipline, forse oggi siamo in grado di comprendere quale sia il senso del teatro nel nostro tempo, senso che riguarda sia coloro che il teatro lo praticano, sia coloro che – nelle diverse posture conoscitive – ne ripetono il gesto inconsapevolmente. Attori sulla scena e nel retroscena della vita quotidiana. Certo, il teatro si fa a partire da testi, competenze, progetti, visioni. Ma non solo. La sua maestria risiede nel dare corpo e voce alla differenza tra ciò che si sa e ciò che si cerca, tra la memoria e l’ignoto, tra eredità e invenzione: differenza ogni volta incarnata nella biografia dell’attore.
A partire da questa premessa, integrata con la testimonianza diretta di alcuni ospiti e l’ausilio di materiali audio e video, nel Seminario si evocheranno diverse figure della sapienza teatrale(Aristotele e Abhinavagupta, Jerzy Grotowski, Thomas Richards, Mario Biagini, senza dimenticare tradizioni come quella napoletana e il grande teatro di regia). Al di là dei nomi, delle correnti e delle mode culturali, si cercherà di ricomprendere il senso della mimesi performativa in quanto strategia gnosico-patica: ricerca della conoscenza tramite l’azione e l’esperienza. Si prefigurerà così una proposta originale sulla centralità formativa dell’arte scenica nel millennio appena iniziato: teatro come azione del sapere e come sapere dell’azione.
Per la partecipazione al Seminario non sono richieste particolari conoscenze pregresse o competenze disciplinari, ma solo curiosità circa la premessa, condivisione dell’obiettivo e accordo sul metodo.

MATERIALI

Audio:
1 sessione: parte a –parte b
3 sessione: parte a – parte b
4 sessione: parte a– parte b
5 sessione: parte a – parte b

Germogli:
Il Seminario ha comportato un intenso lavoro aggiuntivo da parte di tutti i partecipanti. Di questo lavoro offriamo alcuni esempi.
Data e autore dei germogli qui riportati sono segnalati in fondo a ciascun contributo.
Germogli 2015 – 2016

Linguaggi in transito: biologia

IL SAPERE DELLA VITA
a cura di Manuela Monti e Carlo Alberto Redi

Ogni sapere specialistico elabora un proprio linguaggio e un modo per scrivere e descrivere i fenomeni dei quali si occupa: un linguaggio perennemente in transito e in cammino, perché, come si sa, la ricerca è infinita. È tra gli scopi principali del progetto culturale di Mechrí sia quello di presentare, nel corso degli anni, esempi molteplici di tali linguaggi, affidandone il racconto a scienziati di grande competenza; sia quello di far interagire questi linguaggi, di metterli in dialogo tra loro, creando uno spazio, un «crocevia dei linguaggi» che promuova la ricerca di un linguaggio comune: un linguaggio e una scrittura che prefigurino una nuova unità del sapere e il senso complessivo dell’impresa scientifica.
La scienza oggetto del programma 2015-2016 è la biologia, che è sicuramente oggi, come avrebbe detto Husserl, la nostra scienza decisiva. Essa si colloca all’orizzonte estremo della conoscenza e ha già la capacità e la pretesa di intervenire creativamente nella formazione dei corpi viventi naturali, non escluso il corpo stesso degli esseri umani, sollevando ovvi interrogativi morali e sociali. Ma qual è la reale situazione di questa grandiosa impresa, troppo spesso oggetto di suggestioni niente affatto scientifiche e di pregiudizi tenaci quanto inconsistenti? Sono domande che il cammino dei lavori aiuterà a impostare correttamente. Nel contempo è importante che l’anno di esordio di Mechrí metta consapevolmente al centro dell’attenzione il confronto tra il sapere e la vita, un confronto svolto e riformulato nell’insieme delle altre sue proposte culturali.

 

PROGRAMMA DELLE SESSIONI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

MATERIALI

Clonazione e cellule staminali
Redi-Monti 2015

*

Sessione 1 – 20 febbraio 2016

Slide
Vivente – non vivente 01 – Vivente – non vivente 02 – Vivente – non vivente 03 – Vivente – non vivente 04

Materiali
In vitro maturation mouse  GV oocytes

*

Sessione 2 – 5 marzo 2016

Slide
Naturale – artificiale 01 – Naturale – artificiale 02

Materiali
Sperm injection

*

Sessione 3 – 19 marzo 2016

Slide

Sessuato – asessuato_01 – Sessuato – asessuato _02

Materiali

01 – 0203 – 04 05

*

Sessione 4 – 2 aprile 2016

Umano – post umano_01 Umano – post umano _02

*

Sessione 5 – 16 aprile 2016

Uguaglianza – ineguaglianza_01 – Uguaglianza – ineguaglianza_02

*

LEMMARIO

Lemmario

Letture del mercoledì

ELSA MORANTE: LA SCRITTURA COME SORTILEGIO
a cura di Florinda Cambria

NEL TEMPO MOSTRATO

L’ «io» e la traccia, attraverso le poesie di Mario Benedetti
a cura di Tommaso Di Dio

LA PAROLA, LE PAROLE

Il Vangelo di Giovanni tra storia e teologia
a cura di Francesco Emmolo

FINE DELLA FINANZA: DA DOVE VIENE LA CRISI

a cura di Enrico Redaelli

Figure della vita povera

 

COSA C’È DI POCO? COSA C’È DI TROPPO?

a cura della Piccola Accademia

Che cosa caratterizza le vite degli umani come povere o ricche? Cosa le innalza e le promuove? Cosa sempre e per essenza manca loro? Su queste domande di partenza, originate da una riflessione sulla povertà francescana, ha lavorato per due anni, dal 2012 al 2014, un gruppo di ricercatori che si diede l’ironico nome di «Piccola Accademia». L’intento era quello di avviare una ricerca multidisciplinare, per ritrovare, al di là delle specializzazioni, una scrittura dei saperi che toccasse i fondamenti della formazione in senso generale. Da questo lavoro è nata una serie di testi, schemi di ricerca, tavole, appunti, ripensamenti, suggestioni e proposte, che sono infine confluiti nel progetto di una grande installazione, nella quale i temi della “vita povera” hanno trovato espressione e visibilità. Di tutto ciò reca testimonianza la recente pubblicazione intitolata La vita povera. Album della Piccola Accademia (Accademia University Press, Torino 2015 edizione digitale: www.aAccademia.it/lavitapovera). Il ciclo sarà coordinato dai sei coautori, membri della «Piccola Accademia»: Antonio Attisani, Florinda Cambria, Tommaso Di Dio, Francesco Emmolo, Enrico Redaelli, Carlo Sini.

Ogni incontro evocherà una figura dell’installazione, ne mostrerà la plastica struttura tramite l’utilizzo di videoproiezioni, sollecitando i partecipanti ad attraversare in prima persona l’esperienza della «vita povera», sulla scorta di sette architetture tematiche. Queste le figure prescelte, che verranno trattate come grandi mandala sui quali operare in comune: Una moltitudine di vite povere, La povertà ribelle, La povertà rassegnata, La povertà inconsapevole, I poveri del lavoro, Le nuove povertà, Danze della povertà conquistata. In questa simbolica danza finale tutti saremo chiamati a collocarci, formulando le nostre ipotesi e le nostre provvisorie risposte.

Riflessioni