Prospettive

Dalla legge alla beatitudine:un percorso attraverso i Vangeli
a cura di Francesco Emmolo
(membro del Comitato scientifico di Mechrí)

Il teologo Dietrich Bonhoeffer diceva che «etica cristiana» è un’espressione ossimorica; il Cristianesimo, più ancora il Vangelo, non ha nulla a che vedere con l’etica. Una posizione che ha le sue ragioni, specie se si pensa all’etica come a un insieme di norme comportamentali che, spesso, nulla hanno a che vedere con lo spirito evangelico. Ma che dire di quelle pericopi evangeliche in cui Gesù dà precise indicazioni di comportamento? Possiamo liquidarle come semplici incrostazioni posteriori?
Bisogna, piuttosto, cercare di ricollocare queste pericopi nel contesto nel quale sono sorte, mettendone in luce i debiti e le novità rispetto al passato, al fine di cogliere la qualità «dinamica» degli insegnamenti evangelici. Non è il contenuto che fa la differenza, ma lo sguardo che queste azioni vogliono suscitare in chi le compie.
L’idea non è estranea alla cultura veterotestamentaria, ma nella prospettiva evangelica viene meno l’idea del contraccambio, della norma come rispetto di un patto. Per il Vangelo né Dio né l’uomo hanno debiti da saldare; il loro obiettivo comune è di essere felici. Beato non è colui che fa qualcosa, ma, al contrario, solo chi è già beato (felice), chi ha incarnato l’infinita grazia (
gratis) della vita può compiere le opere evangeliche.
Calendario delle sessioni
Venerdì 25/11/2016, ore 17.00-19.30 prima parte
Venerdì 02/12/2016, ore 17.00-19.30 prima parteseconda parte
Venerdì 09/12/2016, ore 17.00-19.30 prima parteseconda parte

Legge, eccezione, trasgressione
a cura di Enrico Redaelli
(membro del Comitato scientifico di Mechrí)

L’antico diritto romano, base fondante di tutta la nostra giurisprudenza, prevedeva un paradossale istituto giuridico denominato
iustitium. Si tratta di una misura eccezionale che, proclamata dal Senato in caso di concreto pericolo per la Repubblica, conduceva a una momentanea sospensione della legge. Un provvedimento giuridico che crea un vuoto giuridico: questa apparente stranezza, lungi dall’essere una peculiarità dell’antica Roma, è rintracciabile in forme diverse nelle Costituzioni dell’età contemporanea (da quella francese del 1799 all’odierna Costituzione tedesca) e nella prassi di governo dei paesi occidentali lungo il corso degli ultimi due secoli. Nei suoi studi sui fondamenti del diritto, Carl Schmitt lo ha definito «stato di eccezione», dandogli un rilievo in tutti i sensi «eccezionale»: esso non sarebbe altro che la base stessa del potere sovrano. In termini teoretici, potremmo definirlo come il fondamento e, insieme, il punto cieco della legge, che, per la sua natura paradossale, costituisce oggi un nodo problematico irrisolto per giuristi e costituzionalisti. In quanto rottura o sospensione della validità delle norme, prevista all’interno dell’ordinamento stesso o messa in atto dalle istituzioni, lo «stato di eccezione» si profila infatti come una sorta di autonegazione del diritto che viene a situarsi in una zona di confine, illocalizzabile, tra ambito giuridico e ambito extragiuridico, ossia tra legge e mero esercizio della forza, stato di diritto e stato di natura, non essendo propriamente riconducibile a nessuna di queste due sfere. Guardato da un punto di vista filosofico, questo punto cieco si mostra molto significativo, se non essenziale, per comprendere il senso e il funzionamento della legge, nonché gli effettivi rapporti tra questa, la sua eccezione e la sua trasgressione.
Calendario delle sessioni
Venerdì 20/01/2017, ore 17.00-19.30: prima parteseconda parte
Venerdì 03/02/2017, ore 17.00-19.30: prima parteseconda parte


Tra il dire e il fare:alla ricerca della legge profonda della scrittura poetica
a cura di Tommaso Di Dio
(membro del Comitato scientifico di Mechrí)

La poesia è presa in trappola: sembra non possa fare a meno dei significati intellegibili veicolati dalle parole, ma, al contempo, si presenta come oltranza, atto di rivolta e di accusa contro quegli stessi. Una concezione della poesia come propagazione di parole meramente concettuali, pronte ad essere oggetto di una specifica e riduzionistica analisi estetica, si oppone e contraddittoriamente si sposa con una pratica della poesia come rito, concreta azione comune, canto, esperienza del movimento della memoria e del corpo in cui accade.
Ciò che si vorrebbe indagare in questo percorso di tre incontri è il modo in cui la tensione fra la dimensione del dire e quella del fare agisca ancora oggi attraverso lo strumento del testo poetico, e ne sia anzi la legge profonda. Attraverso una serie di letture esemplificative ed esemplari, tratte dal patrimonio di testi poetici dell’ultimo secolo e di oggi, si cercherà di sondare come la scoperta e la messa in opera di questa legge possano condurre a una visione della poesia come pratica di trasformazione e di conoscenza.

Calendario delle sessioni
Venerdì 10/03/2017, ore 17.00-19.30, prima parte, seconda parte
Venerdì 24/03/2017, ore 17.00-19.30, prima parte.
Venerdì 07/04/2017, ore 17.00-19.30, prima parte, seconda parte

Le Prospettive sono aperte anche a ospiti accompagnati da un Socio. Gli ospiti dovranno preannunciare la loro presenza inviando una mail a:mechrinfo@gmail.com.