Seminario di Filosofia
a cura di Carlo Sini

Seminario delle arti dinamiche
a cura di Florinda Cambria e in collaborazione con Mario Biagini

Linguaggi in transito: Governo del territorio
a cura di Gabriele Pasqui

Linguaggi in transito: Governo del fenomeno migratorio
a cura di Maurizio Molina

Linguaggi in transito: Diritto
a cura di Riccardo Conte

Crocevia dei linguaggi
a cura del comitato scientifico di Mechrí

Prospettive
a cura di F. Emmolo, E. Redaelli, T. Di Dio

Attrezzeria

Il punto

Mechrí (μεχρί) vuol dire: fino a, finché, fino a quando, fino a qui.
A distanza di un anno dall’inaugurazione di «Mechrí / Laboratorio di filosofia e cultura», i sensi molteplici dell’avverbio che dà il nome alla nostra Associazione assumono sfumature particolarmente eloquenti. La necessità di fare un primo embrionale bilancio delle attività fin qui svolte si accompagna alla possibilità di guardare ai percorsi venturi entro un orizzonte temporale di ampio respiro, che si estenda almeno fino a quando i semi gettati continueranno a germogliare.
L’entusiasmo con il quale i Soci hanno partecipato ai percorsi avviati lo scorso anno ci conferma che nuove modalità formative, basate sul principio dell’intreccio e del reciproco nutrimento fra diverse discipline, rispondono a un’esigenza profonda, avvertita sia dai giovani che stanno svolgendo i loro studi nei contesti istituzionali (e che trovano in Mechrí un’occasione di approfondimento dinamico, al di là degli specialismi di settore), sia dagli adulti (che desiderano poter approfondire le loro conoscenze e la loro ricerca personale anche al di là dei rispettivi ambiti professionali, mossi da una urgenza che è certamente culturale, ma anche – e forse prima – civile e politica). La consapevolezza di avere costituito il primo nucleo di una piccola comunità al lavoro e di avere ricevuto così profonde manifestazioni di fiducia ci induce a presentare il programma delle attività per il 2016-2017 animati da un debito di responsabilità verso i Soci che vorranno rinnovare la loro iscrizione a Mechrí e verso coloro che desidereranno unirsi a noi per il nuovo anno di lavoro.
Alla luce del principio di continuità che guida il progetto culturale di Mechrí (tutte le attività proposte si articolano infatti in cicli di sessioni a cadenza regolare), il programma del nuovo anno intende anzitutto fare tesoro di quanto già si è seminato e metterlo a disposizione dei nuovi Soci. A questo scopo è stato allestito un sito on line (www.mechri.it) nel quale sono stati raccolti e archiviati alcuni materiali che documentano, per chi voglia consultarli, le direzioni di ricerca e i temi di riflessione (ma anche le domande e le questioni aperte) emersi dai cicli formativi dell’anno passato. Forti soprattutto di ciò che non sappiamo (e che, socraticamente, sappiamo di non sapere) ci accingiamo dunque a iniziare nuovi cammini, memori dell’usanza della popolazione Tarahumara di posare sempre un sasso alla porta del villaggio, ogni volta che la si varca per tornare a casa o per mettersi in viaggio. Vorremmo che l’archivio on line fosse utilizzato come il sasso che rinnova la consapevolezza e induce a fare il punto, ogni volta di nuovo.
Ciò che non sappiamo è quali figure si delineerebbero, nelle pratiche conoscitive, sociali, culturali, politiche ed economiche, se affidassimo i tempi e i luoghi della nostra formazione a esperienze effettivamente «laboratoriali», nelle quali le «informazioni» e le «competenze» fossero precedute e accompagnate da percorsi che coinvolgano in un lavoro condiviso docenti e discenti di discipline diverse, articolandoli nella reciprocità di un sapere comune e di un senso composito ma organico.
Ciò che sappiamo è che alla comprensione di tale senso composito e unitario, forgiato attraverso concrete esperienze di lavoro culturale, Mechrí vuole attivamente contribuire, nel presente e finché ce ne sarà l’esigenza. L’Associazione nasce infatti allo scopo di costituire un «Laboratorio» nel quale la filosofia si eserciti in quanto postura interrogante condivisa per quel corpo di saperi che, oggi più che mai, si presenta come tentacolare e mobilissimo, ma spesso scomposto e disarticolato. È a questa istanza che, a Mechrí, abbiamo dato il nome di «transdisciplinarità»: uno stile nel lavoro della conoscenza che faccia interagire e reciprocamente vagliare le scienze e le arti, la ricerca sperimentale e l’indagine speculativa, i temi politico-sociali e quelli etico-esistenziali.
Per formarsi a tale prospettiva transdisciplinare, che certamente esula dal costume culturale a cui per lo più siamo avvezzi, occorre anzitutto imparare a frequentare i linguaggi specifici delle diverse discipline, senza la pretesa di un illusorio enciclopedismo, ma con la fiducia di potersi intendere al di là degli steccati formali e alla luce di una comune appartenenza alla sintassi della conoscenza che ci viene dalla plurimillenaria tradizione filosofica. I linguaggi, del resto, vivono del loro mutamento; ma non si dà mutamento se non in relazione a un fondo di continuità.
È in quest’ottica che Mechrí propone i cicli dei «Linguaggi in transito» (quest’anno ne sono previsti tre): occasioni nelle quali si dà la parola a scienze e competenze diverse, per fare esperienza delle metamorfosi e delle emergenze in atto nei rispettivi contesti operativi. Questa esperienza, che educa anzitutto all’ascolto e alla scoperta delle differenze, converge poi nei «Crocevia dei linguaggi»: appuntamenti che scandiscono l’andamento dei lavori in corso nei cicli formativi e offrono a tutti i Soci la possibilità di fare il punto insieme ai coordinatori. I «Crocevia» sono forse il tratto più caratteristico del progetto culturale di Mechrí; ecco perché, in questo nuovo anno di attività, si è deciso di moltiplicarne le sessioni con una cadenza mensile.
Un «Crocevia» molto particolare è quello previsto a metà dell’anno di lavoro, quando un’intera giornata sarà dedicata a degli «Esercizi» propedeutici al dialogo transdisciplinare. Esercitarsi insieme per una intera giornata permetterà forse di sperimentare quella condizione di comunità al lavoro che è il fondamento di ogni civitas e di ogni scholé: un primo passo verso la costruzione di quel «Laboratorio» che è l’obiettivo a cui aspira l’intero progetto di Mechrí.
Gli appuntamenti chiamati «Prospettive» sono un’altra novità nel programma del nuovo anno e intendono proporre riflessioni incrociate che guardino ai temi conduttori delle attività formative da angolature differenti e complementari.
Sempre nell’ottica dell’apertura a esperienze culturali diverse, che possano contaminarsi a vicenda e intrecciare una rete con il filo rosso di una comune istanza di senso, per il nuovo anno Mechrí propone anche una serie di «Incontri», nei quali figure variamente impegnate nel lavoro della conoscenza e della formazione vengono invitate a raccontarci lo stato del loro attuale percorso creativo e di ricerca e a presentarne i frutti o i germogli come materia per nuova semina.
Il lancio di semi, la costanza dell’irrigazione e la pazienza dell’attesa sono del resto i caratteri specifici dei due seminari permanenti di Mechrí: il «Seminario di filosofia» e il «Seminario delle arti dinamiche». Essi costituiscono il basso continuo dell’attività formativa di Mechrí, nella convinzione che la natura «musicale» e articolatoria delle gestualità artistiche sia la matrice di ogni azione conoscitiva, compresa quella particolare azione conoscitiva che è la «ricerca» come esercizio del sapere che si nutre del non sapere. È questa la più schietta eredità che ci viene dalla tradizione filosofica – di cui tutte le scienze sono figlie, anche quando smettono di ricordarlo.
I percorsi convocati e intrecciati quest’anno nel programma di Mechrí saranno accomunati da un filo conduttore che ha a che fare proprio con l’aspetto musicale della conoscenza e della formazione. Regola ed eccezione, articolazione e orchestrazione, differenza e composizione sono infatti i temi che ricorreranno nelle sessioni dei cicli formativi e delle attività ordinarie. Se lo scorso anno si è cercato di tracciare un primo perimetro alla questione del rapporto tra vita e conoscenza (come testimoniano i documenti archiviati nel sito on line), nel nuovo anno si volgerà l’attenzione ai sensi molteplici in cui si declina la nozione di nomos come misura e ritmo che dà forma al vivente. Dimensione pedagogica e politica, artistica e scientifica, giuridica e teologica potranno così mettere alla prova la tenuta dei loro rispettivi fuochi prospettici, nel quadro di una comune e rinnovata istanza civica che assegni alle urgenze del nostro tempo un orizzonte culturale vasto abbastanza da accoglierne la proliferante molteplicità. Ogni «fino a qui» è infatti solo la traccia di un differire e di una oltranza, che ridisegnano il loro «da dove» facendo il punto. Ponendo un sasso alle porte del villaggio che si abbandona o a cui si torna.

Florinda Cambria(Presidente di Mechrí)

 

Seminario di filosofia

IN CAMMINO VERSO IL MONTE IDA: ITINERARI DELL’ARTE FORMATIVA
a cura di Carlo Sini

In una giornata di mezza estate tre uomini si incamminano sull’antica strada che porta da Cnosso al santuario della grotta in cui Zeus fanciullo venne allevato, al riparo dalle intenzioni omicide di Cronos. I tre anziani personaggi sono Clinia di Creta, lo spartano Megillo e l’Ospite Ateniese, ovvero Platone che, nelle Leggi, l’ultimo dei suoi Dialoghi, racconta questo viaggio alla ricerca della nascita dell’umano e della perfetta vita civile.Il seminario prende le mosse dalla grandiosa ricostruzione platonica delle origini della civiltà e della natura profonda delle leggi, da cui deriva il senso stesso della virtù e dell’azione politica. Vi possiamo leggere lo spartiacque che, abbandonato per sempre il mondo arcaico, introduce direttamente al nostro mondo, nel quale la soglia della ragione filosofica si è poi incontrata con la tradizione ebraico-cristiana.
Tutta questa vicenda è oggi quanto mai rimessa in questione: come intendere l’umano rispetto al mondo della natura e della vita animale? Come ripensare la collettività sociale, in un orizzonte internazionale che confonde e che vanifica ormai le differenti tradizioni e religioni del pianeta, le diverse maniere di intendere la funzione dei riti, delle leggi, delle forme istituzionali e statali, e poi il senso stesso della condizione futura per l’intera umanità? Come si è formato e ancora si forma l’umano? Che parte giocano nella formazione e nella organizzazione politica della vita comunitaria la ragione filosofica, la scienza, la religione e le arti? Come ripensare l’unità ideale dell’antica mousiké, ovvero l’arte dinamica della formazione, rispetto alla odierna esasperazione delle conoscenze specialistiche, prevalentemente rivolte all’incremento della informazione intellettuale, ma inadeguate di fronte ai problemi di senso e alle scelte fondamentali comuni?
Platone cercava di fronteggiare e almeno di attenuare i problemi tremendi della guerra intestina, della violenza indiscriminata privata e pubblica, della follia distruttrice. La filosofia combatte ancora, forse soprattutto oggi, sulla stessa frontiera.

 

MATERIALI

 

Cartigli:
(dall’archivio Carlo Sini)

1- 09/10/2016
2- 13/11/2016
3- 11/12/2016
4- 15/1/2017
5- 19/02/2017
6- 19/03/2017
7- 30/04/2017
8- 21/05/2017
9- 11/06/2017

 

Considerazioni:

1- 09/10/2016
2- 13/11/2016
3- 11/12/2016
4- 15/01/2017
5- 19/02/2017
6- 19/03/2017
7- 30/04/2017
8- 21/05/2017
9- 11/06/2017

Audio:
(disponibile solo per alcuni browser:
in caso di problemi provare ad aprire i file con Explorer o Firefox.)

1 – 09/10/2016
2 – 13/11/2016
3- 11/12/2016 parte prima  parte seconda
4- 15/01/2017  parte prima – parte seconda
5- 19/02/2017
6- 19/03/2017 parte prima – parte seconda
7- 30/04/21017 parte prima – parte seconda
8- 21/05/2017 parte prima – parte seconda
9- 11/06/2017 parte prima – parte seconda

Germogli:
1. Gabriele Pasqui: Dove: il luogo dei saperi (9/11/2016)
2. Egidio Meazza: Riflessioni dopo l’incontro del 9 Ottobre
3. Carlo Sini: Risposta a Gabriele Pasqui, Dove: il luogo dei saperi
4. Carlo Sini: Risposta a Egidio Meazza, Dopo l’incontro del 9 Ottobre
5. Giovanni Fanfoni: Epimenide e i paradossi della legge (note sull’incontro del 9 Ottobre)
6. Fabrizio Rendina: Filosofia e vita (14/11/2016)
7. Carlo Sini: Risposta a Fanfoni (14/11/2016)
8. Fabrizio Rendina: Platone e i germogli di fenomenologi (20/11/2016)
9. Carlo Sini: Risposta a Fabrizio Rendina (30/11/2016)
10. Giancarlo Torroni: Impressioni a caldo (13/12/2016)
11. Gabriele Pasqui: La sapienza prefilosofica e la vita universale eterna (1/1/2017)
12. Filippo Rendina: Per gioco o per uno scopo serio (2/1/2017)
13. Carlo Sini: Risposta a Torroni (13/12/2016)
14. Carlo Sini: Risposta a Pasqui (1/1/2017)
15. Carlo Sini: Risposta a Rendina (2/1/2017)
16. Egidio Meazza: Prescissione, astrazione, oggetto (15\2\2017)
17. Fabrizio Rendina: Il finale delle Leggi di Platone (17\2\2017)
18. Giancarlo Torroni: Il ritmo della filosofia (20\2\2017)
19. Carlo Sini: Risposta a Meazza (15/02/2017)
20. Carlo Sini: Risposta a Rendina (17/02/2017)
21. Carlo Sini: Risposta a Torroni (20/02/2017)
22. Fabrizio Rendina: “Si apprende al momento opportuno…” (24/3/2017)
23. Egidio Meazza: Sui numeri (25/3/2017)
24. Carlo Sini: Risposta a Rendina (28/3/2017)
25. Carlo Sini: Risposta a Meazza (28/3/2017)
26. Giuseppe Sparapano: Su ciò che unisce canto popolare, scienza e metafisica (3/4/2017)
27. Michela Torri: Il segno prima del segno (6/4/2017)
28. Carlo Sini: Risposta a Giuseppe Sparapano (11/4/2017)
29.  Carlo Sini: Risposta a Michela Torri (11/4/2017)
30. Fabrizio Rendina: Il Dio di Platone (14/4/2017)
31. Carlo Sini: Sui due interventi di Fabrizio Rendina (14/4/2017)
32. Fabrizio Rendina: L’importanza di non dimenticare (30/05/2017)

Seminario delle arti dinamiche

 

VARIAZIONE E VIBRAZIONE: IL MOVIMENTO RITMICO COME KINESIS DELLA VITA SAPIENTE
a cura di Florinda Cambria, in collaborazione con Mario Biagini(Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards)

 

Il Seminario delle arti dinamiche riveste un ruolo molto particolare nel quadro delle attività formative di Mechrí: si colloca al fianco dell’altro Seminario permanente, quello di filosofia, essendone dal punto di vista genealogico l’antefatto e dal punto di vista metodologico il controcanto o la variazione tematica. Per «arti dinamiche» intendiamo infatti ogni pratica conoscitiva (ossia rappresentativa) che operi mediante composizione di differenze in movimento. In questo senso generale, arti dinamiche non sono soltanto la danza, la poesia, la musica (e il teatro che ne è la scaturigine unitaria), ma ogni forma dikinesis che preveda variazione e articolazione. E a questo genere di movimento, nella determinatezza dei suoi linguaggi e delle sue trasformazioni storiche, appartiene anche la prassi vivente del sapere filosofico. Prassi vivente, ovvero: vita che si fa nel suo formarsi e trasformarsi.

Il tema della kinesis del vivente e della regola che ne governa il ritmo e la misura, la contrazione e la dilatazione, sarà al centro delle sessioni seminariali e verrà trattato a partire da prospettive legate alle pratiche artistiche in senso stretto, ma anche a tradizioni sapienziali che disegnano un comune sostrato cosmogonico per la vita sapiente (o sapere della vita), pur nelle diverse antropologie culturali.

Prezioso sarà, in particolare, il contributo al Seminario che verrà offerto da Mario Biagini. Il co-direttore del Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards proporrà infatti un percorso introduttivo alla dottrina di Spanda: l’energia vibrante che, nella tradizione dello shivaismo tantrico del Kashmir, anima la danza cosmica di Śiva, danza del «vivente» nella sua infinita variazione e pulsazione. A tutti gli iscritti al Seminario verranno per tempo forniti materiali bibliografici di difficile reperimento, che saranno oggetto di esame nelle tre sessioni del Seminario condotte da Biagini. 

MATERIALI

 

Sabato 15/10/2016
1. Riferimenti bibliografici
2. I passi del seminario 2015-2016
3. L’esperienza dell’arte: una tavola di Tommaso Di Dio
4. Tornare là dove non si è mai stati: una nota di lavoro di Antonio Attisani (16/4/2015)
5. Brogliaccio sessione 1

Sabato 19/11/2016
6. Riferimenti bibliografici
7. Estratti da La metamorfosi delle piante di J.W. Goethe
8. Brogliaccio sessione 2
9. Cenni introduttivi allo shivaismo kashmiro

Domenica 18/12/2016
10. Brogliaccio sessione 3

Sabato 21/01/2017
11. Brogliaccio sessione 4

Sabato 25/03/2017
13. Brogliaccio sessione 6

Sabato 27/05/2017
15. Brogliaccio sessione 8

Sabato 17/06/2017
16. Brogliaccio sessione 9

Germogli:
1. Guia Zavanella: Domande in merito alla seconda sessione (25/11/2016)
2. Florinda Cambria: Risposte a Guia Zavanella (9/12/2016)
3. Egidio Meazza: Dopo l’incontro del 26 Febbraio (27/2/2017)
4. Fabrizio Rendina: Etica dell’improprietà (13/06/2017)
5. Florinda Cambria: Risposta a Egidio Meazza e Fabrizio Rendina (22/06/2017)

Linguaggi in transito: governo del territorio

 

LA CITTà E LA LEGGE
a cura di Gabriele Pasqui
(membro del Comitato scientifico di Mechrí)

In un mondo sempre più urbano, nel quale le forme spaziali e sociali della città assumono configurazioni inedite, sorprendenti e inquietanti, la questione del governo delle aree urbane diventa un problema cruciale per l’intera umanità.

I processi tumultuosi dell’urbanizzazione planetaria sfidano gli strumenti tradizionali di regolazione degli usi e delle popolazioni che, nel corso dei secoli ed entro orizzonti culturali assai diversi, hanno definito la relazione costitutiva tra la legge e la città.
In questo contesto il linguaggio in transito che Mechrí intende presentare e discutere è quello della pianificazione urbana, a sua volta crocevia di una pluralità di saper dire, saper fare e saper scrivere nella quale si intrecciano e si contaminano saperi analitici, indirizzi normativi, conflitti politici e sociali. Il governo del territorio viene dunque presentato in questo ciclo di incontri come un campo di pratiche cognitive, progettuali, amministrative e politiche, che definiscono condizioni di possibilità e limiti della legge nel suo rapporto con le dinamiche fisiche e sociali del cambiamento della città.
Durante gli incontri il tema della regolazione e della pianificazione di modi d’uso e funzioni dello spazio urbano, sarà affrontato nella prospettiva di una riflessione sulle pratiche operative e sui saperi in azione, cercando di osservarne ed esibirne il concreto funzionamento entro il campo d’azione del governo del territorio e mettendosi così in cammino verso un possibile «crocevia dei linguaggi».

 

MATERIALI

1. La città e la legge (6/11/2016)
2. L’urbanizzazione planetaria (immagini, 6/11/2016)
3. La città e la legge (20/11/2016)
4. Pratiche (immagini, 20/11/2016)
5. La città e la legge (4/12/2016)
6. Ascolto Scali: presentazione finale
7. Trasformazione degli scali ferroviari milanesi
8. Scali ferroviari e urbanistica milanese

Germogli:

1. Francesco Albanese: La mappa, i frammenti, un dono (24/11/2016)
2. Gabriele Pasqui: Risposta a Francesco Albanese (30/11/2016)

Linguaggi in transito: governo del fenomeno migratorio

ANIME SALVE
a cura di Maurizio Molina
(Funzionario della Protezione/Sezione Legale, UNHCR)

 

«Mi sono visto di spalle che partivo»: questo verso, tratto dalla canzone Anime salve di Fabrizio De André (il cui titolo viene preso a prestito per il ciclo di incontri), può essere assunto come esergo e come sfondo di questo «Linguaggio in transito». Il governo del fenomeno migratorio, infatti, non riguarda solo la regolamentazione dei flussi e l’elaborazione di norme di convivenza, ma anche la complessa questione dell’identità personale, culturale, civile di chi «si vede» partire e di chi «è visto» arrivare. In discussione sono i termini stessi con cui, tradizionalmente, si sono intese le nozioni di identità e differenza, estraneità e appartenenza.
Le dinamiche migratorie rappresentano una delle questioni più complesse e problematiche nell’attuale clima politico, economico e sociale, sia a livello nazionale che europeo. I flussi migratori, peraltro, sono sempre più spesso di carattere misto, riguardano cioè diverse categorie di persone che, partite volontariamente o forzatamente dai rispettivi Paesi d’origine, si mescolano fra loro già durante il viaggio verso l’Europa, attraverso il Mediterraneo. I rifugiati possono essere definiti come «migranti involontari». Sono donne, uomini, bambine e bambini bisognosi di protezione perché costretti a lasciare i loro affetti e la loro terra a seguito di circostanze indipendenti dalla loro volontà. L’opinione pubblica, che spesso non fa distinzione tra rifugiati e immigrati, considera entrambi come una minaccia per l’equilibrio economico e sociale dei Paesi di approdo. Complice l’atteggiamento spesso allarmista dei media, la «diversità» incarnata dall’«altro» viene intesa in un’acce-zione quasi sempre negativa. Ma quello che veramente è in gioco è la possibilità di elaborare una diversa nozione di cittadinanza e di adottare, nel merito, nuove leggi che siano in grado di rispondere in maniera efficace alle trasformazioni che attendono le generazioni future.
Il tema del governo del fenomeno migratorio verrà trattato a partire dall’analisi degli attuali flussi migratori, in particolare quelli che attraversano il Mediterraneo per giungere in Europa. Si esamineranno quindi le misure adottate dall’Unione Europea e dall’Italia per fare fronte a tali flussi. Come specifiche aree di interesse, in grado di testare la «maturità» della regolamentazione del fenomeno, verranno analizzate le politiche e le normative adottate nei confronti dei rifugiati e quelle relative alla cittadinanza.

 

MATERIALI PRELIMINARI
1. Francesco Albanese: Suggerimenti di lettura preliminari (7/1/2017)

Materiali Sessione 1 (28/1/2017)
2. Slides sessione 1
3. Manuale Praesidium
4. Frontex: Risk Analysis 2016
5. Dead missing 2016
6. Global Migration 2015
7. IOM Migrant’s study 2016
8. Migration Report 2015
9. Migrazione area mediterranea
10. Boat migration across the Central Mediterranean
11. Scheda Dossier 2016
12. UNHCR Global Trends

Materiali Sessione 2 (29/1/2017)
13. Slides sessione 2

Materiali Sessione 3 (18/2/2017)
14. Slides sessione 3A3B

Linguaggio in transito: diritto

 

EVOLUZIONE E INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE, FRA CERTEZZA E INCERTEZZA DEL DIRITTO
a cura di Riccardo Conte
(membro del Comitato scientifico di Mechrí)

 

Da alcuni decenni assistiamo a un tumultuoso succedersi di leggi in tutti i rami dell’ordinamento giuridico: da quello penale a quello civile, tributario, amministrativo… E oggi si stanno mutando anche le leggi costituzionali. Ma le leggi non vengono sostituite o modificate solo dal legislatore. Oggi l’ordinamento giuridico è la complessa risultante di una dialettica tra chi produce le norme, chi ne controlla la legittimità costituzionale e chi le interpreta nell’applicazione. L’interpretazione è infatti il fondamento del lavoro dell’operatore del diritto e il vecchio brocardo «in claris non fit interpretatio» è la sintesi di un grave errore logico. Questo è solo uno dei problemi che mettono in crisi la vetusta concezione, secondo la quale il giudice non deve interpretare le leggi ma solo applicarle, dovendosi limitare ad essere la bouche de la loi.
Di solito, inoltre, la legge interviene a regolare rapporti sociali che già rappresentano una nuova realtà. Nel periodo che intercorre fra l’emersione di nuovi rapporti o istanze sociali e l’introduzione di una disciplina legislativa, nel caso in cui nascano delle controversie, il giudice (civile, non quello penale) deve sempre poter decidere, pur in assenza di una normativa ad hoc, applicando il criterio dell’analogia: il che rappresenta un’altra faccia dell’in-terpretazione. È solo in un secondo momento che il legislatore interviene con una nuova disciplina, spesso elaborandola sulla base degli orientamenti medio tempore espressi in giurisprudenza (non raramente contraddittori), in una valutazione che è legata ai rapporti tra le forze sociali: poiché le norme sono sempre la produzione di una lotta di classe, quali che siano queste classi (datori di lavoro/prestatori di lavoro; produttori/consumatori, ecc.). In questa complessità di rapporti istituzionali e sociali, nel succedersi vorticoso delle idee e dei costumi, il concetto di certezza del diritto è vieppiù una chimera.
La storia di alcune leggi socialmente rilevanti (ad es. la legge sulla fecondazione assistita, e quella sulle unioni civili ed i riflessi sulla stepchild adoption), alla luce delle sentenze interpretative, come anche la storia di alcune norme (ad es. quella che puniva penalmente solo l’adulterio della donna), ci permetteranno di riflettere sulle trasformazioni della società e dei suoi linguaggi.

 

MATERIALI

Sessione 1 (01/04/2017)
Sessione 2 (08/04/2017)
Sessione 3 (22/04/2017)

R. Conte, L’eredità di Beccaria (08.06.2018)

Crocevia dei linguaggi

Calendario delle sessioni

 

 

Sabato 22/10/2016, ore 15.00-18.30
Biologia e Filosofia
(con Manuela Monti, Carlo Alberto Redi, Carlo Sini)

Sabato 29/10/2016, ore 15.00-18.30
Biologia e Filosofia
(con Manuela Monti, Carlo Alberto Redi, Carlo Sini)

Sabato 17/12/2016, ore 15.00-18.30

Filosofia e Arti dinamiche
(con Carlo Sini e Florinda Cambria)

 

Sabato 14/01/2017, ore 15.00-18.30
Filosofia e Arti dinamiche
(con Carlo Sini e Florinda Cambria)

 

Sabato 11/02/2017, ore 9.30-13.00, 15.00-18.30
Esercizi di crocevia

Sabato 04/03/2017, ore 15.00-18.30
Teologia e Biopolitica
(con Francesco Emmolo ed Enrico Redaelli)

 

Sabato 06/05/2017, ore 15.00-18.30
Diritto, Migrazioni, Territori
(con Riccardo Conte, Maurizio Molina, Gabriele Pasqui)

Sabato 13/05/2017, ore 15.00-18.30
Arti dinamiche e Poesia
(con Florinda Cambria e Tommaso Di Dio)

 

Sabato 20/05/2017, ore 15.00-18.30
Biologia e Diritto
(con Riccardo Conte, Manuela Monti e Carlo Alberto Redi)

MATERIALI E GERMOGLI

1) Biologia e Filosofia
2) Esercizi di crocevia
3) Filosofia e Arti Dinamiche
4) Teologia e Biopolitica
5) Diritto e Biologia

Prospettive

 

DALLA LEGGE ALLA BEATITUDINE: UN PERCORSO ATTRAVERSO I VANGELI
a cura di Francesco Emmolo
(membro del Comitato scientifico di Mechrí)

Il teologo Dietrich Bonhoeffer diceva che «etica cristiana» è un’espressione ossimorica; il Cristianesimo, più ancora il Vangelo, non ha nulla a che vedere con l’etica. Una posizione che ha le sue ragioni, specie se si pensa all’etica come a un insieme di norme comportamentali che, spesso, nulla hanno a che vedere con lo spirito evangelico. Ma che dire di quelle pericopi evangeliche in cui Gesù dà precise indicazioni di comportamento? Possiamo liquidarle come semplici incrostazioni posteriori?
Bisogna, piuttosto, cercare di ricollocare queste pericopi nel contesto nel quale sono sorte, mettendone in luce i debiti e le novità rispetto al passato, al fine di cogliere la qualità «dinamica» degli insegnamenti evangelici. Non è il contenuto che fa la differenza, ma lo sguardo che queste azioni vogliono suscitare in chi le compie.
L’idea non è estranea alla cultura veterotestamentaria, ma nella prospettiva evangelica viene meno l’idea del contraccambio, della norma come rispetto di un patto. Per il Vangelo né Dio né l’uomo hanno debiti da saldare; il loro obiettivo comune è di essere felici. Beato non è colui che fa qualcosa, ma, al contrario, solo chi è già beato (felice), chi ha incarnato l’infinita grazia (gratis) della vita può compiere le opere evangeliche.

Calendario delle sessioni
Venerdì 25/11/2016, ore 17.00-19.30 prima parte
Venerdì 02/12/2016, ore 17.00-19.30 prima parte – seconda parte
Venerdì 09/12/2016, ore 17.00-19.30 prima parte – seconda parte

 

 

LEGGE, ECCEZIONE, TRASGRESSIONE
a cura di Enrico Redaelli
(membro del Comitato scientifico di Mechrí)

L’antico diritto romano, base fondante di tutta la nostra giurisprudenza, prevedeva un paradossale istituto giuridico denominato iustitium. Si tratta di una misura eccezionale che, proclamata dal Senato in caso di concreto pericolo per la Repubblica, conduceva a una momentanea sospensione della legge. Un provvedimento giuridico che crea un vuoto giuridico: questa apparente stranezza, lungi dall’essere una peculiarità dell’antica Roma, è rintracciabile in forme diverse nelle Costituzioni dell’età contemporanea (da quella francese del 1799 all’odierna Costituzione tedesca) e nella prassi di governo dei paesi occidentali lungo il corso degli ultimi due secoli. Nei suoi studi sui fondamenti del diritto, Carl Schmitt lo ha definito «stato di eccezione», dandogli un rilievo in tutti i sensi «eccezionale»: esso non sarebbe altro che la base stessa del potere sovrano. In termini teoretici, potremmo definirlo come il fondamento e, insieme, il punto cieco della legge, che, per la sua natura paradossale, costituisce oggi un nodo problematico irrisolto per giuristi e costituzionalisti. In quanto rottura o sospensione della validità delle norme, prevista all’interno dell’ordinamento stesso o messa in atto dalle istituzioni, lo «stato di eccezione» si profila infatti come una sorta di autonegazione del diritto che viene a situarsi in una zona di confine, illocalizzabile, tra ambito giuridico e ambito extragiuridico, ossia tra legge e mero esercizio della forza, stato di diritto e stato di natura, non essendo propriamente riconducibile a nessuna di queste due sfere. Guardato da un punto di vista filosofico, questo punto cieco si mostra molto significativo, se non essenziale, per comprendere il senso e il funzionamento della legge, nonché gli effettivi rapporti tra questa, la sua eccezione e la sua trasgressione.

Calendario delle sessioni
Venerdì 20/01/2017, ore 17.00-19.30: prima parte – seconda parte
Venerdì 03/02/2017, ore 17.00-19.30: prima parte – seconda parte

 

 

TRA IL DIRE E IL FARE: ALLA RICERCA DELLA LEGGE PROFONDA DELLA SCRITTURA POETICA
a cura di Tommaso Di Dio
(membro del Comitato scientifico di Mechrí)

La poesia è presa in trappola: sembra non possa fare a meno dei significati intellegibili veicolati dalle parole, ma, al contempo, si presenta come oltranza, atto di rivolta e di accusa contro quegli stessi. Una concezione della poesia come propagazione di parole meramente concettuali, pronte ad essere oggetto di una specifica e riduzionistica analisi estetica, si oppone e contraddittoriamente si sposa con una pratica della poesia come rito, concreta azione comune, canto, esperienza del movimento della memoria e del corpo in cui accade.
Ciò che si vorrebbe indagare in questo percorso di tre incontri è il modo in cui la tensione fra la dimensione del dire e quella del fare agisca ancora oggi attraverso lo strumento del testo poetico, e ne sia anzi la legge profonda. Attraverso una serie di letture esemplificative ed esemplari, tratte dal patrimonio di testi poetici dell’ultimo secolo e di oggi, si cercherà di sondare come la scoperta e la messa in opera di questa legge possano condurre a una visione della poesia come pratica di trasformazione e di conoscenza.

Calendario delle sessioni
Venerdì 10/03/2017, ore 17.00-19.30, prima parteseconda parte
Venerdì 24/03/2017, ore 17.00-19.30, prima parte.
Venerdì 07/04/2017, ore 17.00-19.30, prima parteseconda parte

Le Prospettive sono aperte anche a ospiti accompagnati da un Socio. Gli ospiti dovranno preannunciare la loro presenza inviando una mail a:mechrinfo@gmail.com.