Il punto 2016-2017

Mechrí (μεχρί) vuol dire: fino a, finché, fino a quando, fino a qui.
A distanza di un anno dall’inaugurazione di «Mechrí / Laboratorio di filosofia e cultura», i sensi molteplici dell’avverbio che dà il nome alla nostra Associazione assumono sfumature particolarmente eloquenti. La necessità di fare un primo embrionale bilancio delle attività fin qui svolte si accompagna alla possibilità di guardare ai percorsi venturi entro un orizzonte temporale di ampio respiro, che si estenda almeno fino a quando i semi gettati continueranno a germogliare.
L’entusiasmo con il quale i Soci hanno partecipato ai percorsi avviati lo scorso anno ci conferma che nuove modalità formative, basate sul principio dell’intreccio e del reciproco nutrimento fra diverse discipline, rispondono a un’esigenza profonda, avvertita sia dai giovani che stanno svolgendo i loro studi nei contesti istituzionali (e che trovano in Mechrí un’occasione di approfondimento dinamico, al di là degli specialismi di settore), sia dagli adulti (che desiderano poter approfondire le loro conoscenze e la loro ricerca personale anche al di là dei rispettivi ambiti professionali, mossi da una urgenza che è certamente culturale, ma anche – e forse prima – civile e politica). La consapevolezza di avere costituito il primo nucleo di una piccola comunità al lavoro e di avere ricevuto così profonde manifestazioni di fiducia ci induce a presentare il programma delle attività per il 2016-2017 animati da un debito di responsabilità verso i Soci che vorranno rinnovare la loro iscrizione a Mechrí e verso coloro che desidereranno unirsi a noi per il nuovo anno di lavoro.
Alla luce del principio di continuità che guida il progetto culturale di Mechrí (tutte le attività proposte si articolano infatti in cicli di sessioni a cadenza regolare), il programma del nuovo anno intende anzitutto fare tesoro di quanto già si è seminato e metterlo a disposizione dei nuovi Soci. A questo scopo è stato allestito un sito on line (www.mechri.it) nel quale sono stati raccolti e archiviati alcuni materiali che documentano, per chi voglia consultarli, le direzioni di ricerca e i temi di riflessione (ma anche le domande e le questioni aperte) emersi dai cicli formativi dell’anno passato. Forti soprattutto di ciò che non sappiamo (e che, socraticamente, sappiamo di non sapere) ci accingiamo dunque a iniziare nuovi cammini, memori dell’usanza della popolazione Tarahumara di posare sempre un sasso alla porta del villaggio, ogni volta che la si varca per tornare a casa o per mettersi in viaggio. Vorremmo che l’archivio on line fosse utilizzato come il sasso che rinnova la consapevolezza e induce a fare il punto, ogni volta di nuovo.
Ciò che non sappiamo è quali figure si delineerebbero, nelle pratiche conoscitive, sociali, culturali, politiche ed economiche, se affidassimo i tempi e i luoghi della nostra formazione a esperienze effettivamente «laboratoriali», nelle quali le «informazioni» e le «competenze» fossero precedute e accompagnate da percorsi che coinvolgano in un lavoro condiviso docenti e discenti di discipline diverse, articolandoli nella reciprocità di un sapere comune e di un senso composito ma organico.
Ciò che sappiamo è che alla comprensione di tale senso composito e unitario, forgiato attraverso concrete esperienze di lavoro culturale, Mechrí vuole attivamente contribuire, nel presente e finché ce ne sarà l’esigenza. L’Associazione nasce infatti allo scopo di costituire un «Laboratorio» nel quale la filosofia si eserciti in quanto postura interrogante condivisa per quel corpo di saperi che, oggi più che mai, si presenta come tentacolare e mobilissimo, ma spesso scomposto e disarticolato. È a questa istanza che, a Mechrí, abbiamo dato il nome di «transdisciplinarità»: uno stile nel lavoro della conoscenza che faccia interagire e reciprocamente vagliare le scienze e le arti, la ricerca sperimentale e l’indagine speculativa, i temi politico-sociali e quelli etico-esistenziali.
Per formarsi a tale prospettiva transdisciplinare, che certamente esula dal costume culturale a cui per lo più siamo avvezzi, occorre anzitutto imparare a frequentare i linguaggi specifici delle diverse discipline, senza la pretesa di un illusorio enciclopedismo, ma con la fiducia di potersi intendere al di là degli steccati formali e alla luce di una comune appartenenza alla sintassi della conoscenza che ci viene dalla plurimillenaria tradizione filosofica. I linguaggi, del resto, vivono del loro mutamento; ma non si dà mutamento se non in relazione a un fondo di continuità.
È in quest’ottica che Mechrí propone i cicli dei «Linguaggi in transito» (quest’anno ne sono previsti tre): occasioni nelle quali si dà la parola a scienze e competenze diverse, per fare esperienza delle metamorfosi e delle emergenze in atto nei rispettivi contesti operativi. Questa esperienza, che educa anzitutto all’ascolto e alla scoperta delle differenze, converge poi nei «Crocevia dei linguaggi»: appuntamenti che scandiscono l’andamento dei lavori in corso nei cicli formativi e offrono a tutti i Soci la possibilità di fare il punto insieme ai coordinatori. I «Crocevia» sono forse il tratto più caratteristico del progetto culturale di Mechrí; ecco perché, in questo nuovo anno di attività, si è deciso di moltiplicarne le sessioni con una cadenza mensile.
Un «Crocevia» molto particolare è quello previsto a metà dell’anno di lavoro, quando un’intera giornata sarà dedicata a degli «Esercizi» propedeutici al dialogo transdisciplinare. Esercitarsi insieme per una intera giornata permetterà forse di sperimentare quella condizione di comunità al lavoro che è il fondamento di ogni civitas e di ogni scholé: un primo passo verso la costruzione di quel «Laboratorio» che è l’obiettivo a cui aspira l’intero progetto di Mechrí.
Gli appuntamenti chiamati «Prospettive» sono un’altra novità nel programma del nuovo anno e intendono proporre riflessioni incrociate che guardino ai temi conduttori delle attività formative da angolature differenti e complementari.
Sempre nell’ottica dell’apertura a esperienze culturali diverse, che possano contaminarsi a vicenda e intrecciare una rete con il filo rosso di una comune istanza di senso, per il nuovo anno Mechrí propone anche una serie di «Incontri», nei quali figure variamente impegnate nel lavoro della conoscenza e della formazione vengono invitate a raccontarci lo stato del loro attuale percorso creativo e di ricerca e a presentarne i frutti o i germogli come materia per nuova semina.
Il lancio di semi, la costanza dell’irrigazione e la pazienza dell’attesa sono del resto i caratteri specifici dei due seminari permanenti di Mechrí: il «Seminario di filosofia» e il «Seminario delle arti dinamiche». Essi costituiscono il basso continuo dell’attività formativa di Mechrí, nella convinzione che la natura «musicale» e articolatoria delle gestualità artistiche sia la matrice di ogni azione conoscitiva, compresa quella particolare azione conoscitiva che è la «ricerca» come esercizio del sapere che si nutre del non sapere. È questa la più schietta eredità che ci viene dalla tradizione filosofica – di cui tutte le scienze sono figlie, anche quando smettono di ricordarlo.
I percorsi convocati e intrecciati quest’anno nel programma di Mechrí saranno accomunati da un filo conduttore che ha a che fare proprio con l’aspetto musicale della conoscenza e della formazione. Regola ed eccezione, articolazione e orchestrazione, differenza e composizione sono infatti i temi che ricorreranno nelle sessioni dei cicli formativi e delle attività ordinarie. Se lo scorso anno si è cercato di tracciare un primo perimetro alla questione del rapporto tra vita e conoscenza (come testimoniano i documenti archiviati nel sito on line), nel nuovo anno si volgerà l’attenzione ai sensi molteplici in cui si declina la nozione di nomos come misura e ritmo che dà forma al vivente. Dimensione pedagogica e politica, artistica e scientifica, giuridica e teologica potranno così mettere alla prova la tenuta dei loro rispettivi fuochi prospettici, nel quadro di una comune e rinnovata istanza civica che assegni alle urgenze del nostro tempo un orizzonte culturale vasto abbastanza da accoglierne la proliferante molteplicità. Ogni «fino a qui» è infatti solo la traccia di un differire e di una oltranza, che ridisegnano il loro «da dove» facendo il punto. Ponendo un sasso alle porte del villaggio che si abbandona o a cui si torna.
firma florinda
Florinda Cambria
(Presidente di Mechrí)

Scaricate il programma