Saturday,
L’evoluzione delle proiezioni cartografiche occidentali è messo in risonanza con le pratiche artistiche della Land Art e con la riflessione di Barnett Newman sul segno come atto istituente. Nelle opere di Richard Long, così come in quelle di Dennis Oppenheim, lo spazio non viene rappresentato ma esposto attraverso un gesto minimale che orienta il corpo e istituisce un qui, ponendosi in una dimensione collaborativa con le forze che indichiamo come “naturali”. La mappa, come l’opera, inaugura un campo di esperienza. In dialogo con il mundus patet di Giorgio Agamben, la geografia emerge come sapere del buco, della fossa, della crepa sulle superfici :un mondo che accade solo per chi ha il coraggio di mettersi rasoterra.
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