Anno sociale 2021-2022

-> Seminario delle arti dinamiche

Forgiature

Il processo di trasformazione per deformazione plastica di corpi metallici, portati ad altissime temperature – ma non fino al punto di fusione – e poi lavorati a colpi di maglio, è chiamato «forgiatura» o «fucinatura». L’immagine della fucina evoca un buio attraversato da lampi di fuoco, un frastuono di corpi e un silenzio di parole, una sotterranea lotta tra la forma e l’informe. E il pericolo di colpi sbagliati. Esiste un’«arte del forgiare umanità»? Si può pensare la fucina come un ossimorico battistero? I curatori del Seminario affronteranno queste domande, in diretto dialogo con alcuni operatori dell’«arte del forgiare»: lo scultore Gianni Caravaggio e lo studioso di «intelligenze artificiali» Federico Manzi.

    Sessioni

  • -> 1 – Forgiature e ornamento

    La sessione affronta il tema della forgiatura come metafora delle politiche del sapere, ispirandosi a Efesto, dio della metallurgia, e al processo di trasformazione della materia tramite deformazione plastica. Si riflette sull’ornamento come forma originaria dell’arte, citando Eisenstein, Valerio Magrelli e Tanizaki Yunichiro. Viene esplorata la dimensione politica e simbolica di luoghi come i battisteri, intesi come spazi di trasformazione e transizione tra vita e morte. Autori citati: Eisenstein, Valerio Magrelli, Tanizaki Yunichiro, Carrera, Barnett Newman, Lyotard.

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    Esergo - Valerio Magrelli, Il battiloro (da Nature venature, 1987)

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    Gilles Deleuze, Cause e ragioni delle isole deserte

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    O rattrappito (dal Libro egizio dei morti)

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  • -> 2. Gianni Caravaggio e l’opera d’arte come dispositivo per atti demiurgici

    L’incontro con l’artista e docente dell’Accademia di Brera Gianni Caravaggio ha ripercorso il cammino del suo lavoro a partire dalle sue pratiche artistiche e dai momenti di riflessione sull’arte, come L’opera d’arte come dispositivo per atti demiurgici (2008), L’immagine seme (2009), Quando la natura era giovane (2020). Non solo attraverso l’eredità di alcuni maestri (in particolare Luciano Fabro), ma anche attraverso la storia delle influenze e delle contrapposizioni, Gianni Caravaggio ha raccontato come è arrivato a definire il proprio lavoro come scultura e esperienza, in stretta relazione con la poesia e la riflessione sul linguaggio, contro un’idea di arte come intrattenimento.

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    Gianni Caravaggio, L’opera d’arte come dispositivo per atti demiurgici

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    Gianni Caravaggio, L’immagine seme

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    Gianni Caravaggio, Quando natura era giovane

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    Opere di Gianni Caravaggio

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    Fucine di Gianni Caravaggio

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  • -> 3 – Esperienze battesimali

    La sessione esplora il tema delle pratiche artistiche come esperienze battesimali, con un focus su forgiatura e immersione, riflettendo sulle differenze tra fusione e plasmazione. Vengono citati Tommaso Di Dio, Gianni Caravaggio e Carlo Sini, che discutono il ruolo dell’arte come esperienza condivisibile, memoria e politica culturale, interrogandosi su chi siano i “guardiani del battistero” e sul significato di arte come pratica trasformativa e comunitaria.

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    Florinda Cambria, Brogliaccio della terza sessione

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    Emilio Villa, Domande a Krishnamurti

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    Tommaso Di Dio, Il rischio di Porfirio (una lettera del 2013)

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    Gianni Caravaggio, Immagine seme (2010)

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    Gianni Caravaggio, Lo stupore è nuovo ogni giorno (2008)

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    Dopo “Il rischio di Porfirio” (estratto da AA.VV., La vita povera)

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  • -> 4. Federico Manzi: la robotica umana

    L’incontro con il ricercatore Federico Manzi è stato un’esplorazione della sua formazione nel campo della robotica e della psicologia sperimentale, in particolare all’interno della Intelligent Robotics Laboratory dell’Osaka University diretto dal Prof. Hiroshi Ishiguro. L’intervento si è concentrato soprattutto sul rapporto fra robotica e le fasi più estreme della vita (infanzia e anzianità). Manzi ha illustrato un problematico percorso su come la robotica possa intervenire a supporto di queste due aree della vita umana, quali sono i rischi e i problemi che si incontrano per fare in modo che la relazione fra umano e robot non scada nella “valle perturbante” (uncanny valley).

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    AA.VV. Humane Robotics, a c. di G. Riva e A. Marchetti

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  • -> 5. Il fare artistico come progetto di umanità

    La sessione è una meditazione su quanto avvenuto nei due incontri precedenti, con l’artista Gianni Caravaggio e lo psicologo Federico Manzi, come vivo esempio di un fare orientato a un progetto di umanità. Nella sessione di approfondisce il legame fra fare artistico e testimonianza (seguendo la riflessione di Giacomo Devoto a partire dal suo studio Le tavole di Gubbio, 1947), la distinzione fra spazio e luogo (a partire dal geografo Francesco Farinelli e il suo La crisi della ragione cartografica, 2009) e la riflessione di Alain Badiou a partire dal suo San Paolo. Fondazione dell’universalismo (1997). Nella parte finale della sessione sul rapporto fra lavoro e servitù a partire dall’opera I Can’t Help Myself (2016) di Sun e Peng.

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    Sun Yuan & Peng Yu, Sequenza immagini

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    Sun Yuan & Peng Yu, Can’t Help Myself, 2016 (video Biennale Venezia, 2019)

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  • -> 6 – Pazienza, gioia e politica

    La sessione affronta il tema della pazienza e della gioia in relazione all’arte, alla memoria e alla politica del sapere, attraverso riferimenti a Valerio Magrelli, Tanizaki Ionichiro, Tommaso Di Dio e Sini. Si riflette sul ruolo dell’artista come testimone e formatore di luoghi, non semplici spazi, e sul conflitto tra molteplicità di principi politici. L’esperienza del metallo che “crescendo manca” evoca la complessità del patire e della condivisione.

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    Immagini

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  • -> 7 – Memoria e conoscenza critica

    La sessione affronta la complessità della memoria e della conoscenza, richiamando autori come Carlo Sini, Friedrich Nietzsche, Antonin Artaud, Walter Benjamin e Ernst Bloch. Si riflette sul rapporto tra verità, realtà e memoria, evidenziando la necessità di un nuovo modo di raccontare la storia e di praticare la memoria, che superi l’illusione della coincidenza e della permanenza. Centrale è il concetto di “immemorare”, una memoria singolare, incarnata, che si manifesta nella dialettica tra corpo, resti e progetto.

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    Materiali

    Ernst Bloch, Per la teoria della conoscenza motorio-fantastica di questa proclamazione (da Spirito dell’utopia)

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    Walter Benjamin, Immemorare (da Il narratore, e dai manoscritti per le Tesi sul concetto di storia)

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    Giorgio Agamben, Idea della vocazione, della giustizia, dell’immemorabile (da Idea della prosa)

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    Franz Kafka, Ma dimenticare… (dai Diari)

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    Paul Celan, Residuo cantabile (da Svolta del respiro)

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    Paul Celan, Roso da sogni (ivi)

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    Florinda Cambria, Fare il pane

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  • -> 8. Memorabile e immemorabile: Ulisse e l’ultimo viaggio

    La sessione si apre con una riflessione sul significato del passato sul fare del presente. Si commenta la poesia di Giovanni Pascoli L’ultimo viaggio, in Poemi conviviali (1904) e la si mette in relazione con alcuni passi di Walter Benjamin dal saggio sul Narratore (1936) e con altre rappresentazioni dell’eroe omerico Ulisse. Ci si sofferma sulla figura delle sirene e la si confronta con un racconto di Kafka Il silenzio delle sirene (1917). La sessione si conclude su di una meditazione sulla finzione della memoria, attraverso Agamben e il Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa (2005) dell’architetto americano Peter Eisenman. Si chiude con una meditazione sull’opera di Céleste Boursier-Mougenot From here to ear (1999).

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    Materiali

    Omero, Pascoli, Kafka: Ulisse e le Sirene

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    Giorgio Agamben: Vocazione, Giustizia

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    Peter Eisenman: Memoriale per gli Ebrei assassinati d’Europa

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    Céleste Boussier-Mougenot: From here to ear (foto)

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    Céleste Boussier-Mougenot: From here to ear (video)

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Florinda Cambria

Florinda Cambria

Direttivo di Mechrí: Presidente Docente di Filosofia del Presente e Filosofia della Storia all’Università degli Studi dell’Insubria